Premetto che la mia intenzione è non entrare assolutamente in questioni politiche ma semplicemente esprimere la mia idea su un trend di privatizzazioni ormai avviato da alcuni anni in Europa e non sempre “vincente”.
Tralasciando tutto ciò che è già stato privatizzato e che non segue la normale legge della concorrenza, la privatizzazione dell’acqua mi fa accaponare la pelle.
Questione di principio: l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito.
Vorrei ricordare che l’Italia, in quanto acque potabili, è già un caso particolare in Europa dove la maggior parte delle sorgenti idriche vengono utilizzate per il normale soddisfacimento del bisogno pubblico. Provate a chiedere una bottiglietta d’acqua in Germania, in Danimarca o in Norvegia e, oltre a pagare un obolo non indifferente, vi troverete di fronte, spesso volentieri, ad una bella lattina da 33 cl. Questo perchè il soddisfacimento è completato dalle reti idriche statali che distribuiscono acqua di ottima qualità e soprattutto “BEVIBILE”.
Il business delle acque in bottiglia è tipicamente italiano.
Ed ora vogliamo privatizzare l’acqua. Io non sono contrario alla privatizzazione di determinati servizi. Ma privatizzare spesso e volentieri significa muovere un ingranaggio nato per ricavare margini di vendita e per infoltire le casse di liquidità sonante e questo non dovrebbe avvenire per i servizi fondamentali.
Vi riporto un estratto dal decreto Ronchi:
Tra le norme più contestate la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (prevista dall’articolo 15), che comprende la gestione dell’acqua. Anche se nel testo si precisa che la proprietà pubblica del bene acqua dovrà essere garantita. L’articolo in questione prevede che la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita “in via ordinaria” attraverso gare pubbliche e la gestione in house sarà consentita soltanto in deroga e «per situazioni eccezionali». Questa formulazione, secondo le opposizioni, apre la strada alle privatizzazioni. Non rientrano nella riforma la disciplina della distribuzione del gas naturale e dell’energia elettrica, il trasporto ferroviario regionale e le farmacie comunali.
Gli sviluppi possono essere inquietanti. Basti pensare a zone di normale siccità come la Sicilia dove i servizi idrici relativi all’agricoltura, nonostante dovrebbero essere garantiti a tutti, spesso e volentieri sono in mano alla mafia.
Non c’è altro da fare che attendere gli sviluppi…