Si fa davvero tanto parlare della privacy di Facebook di questi tempi. Anzi, forse era necessario parlarne ancor prima.
Non voglio fare un post tecnico, ci sono persone ben più competenti di me su questo argomento (vedi un articolo di Catepol) ma solo riportare la mia esperienza nel ricontrollare tutte le applicazioni che accedevano ai miei dati accumulate nell’uso di circa 2 anni di Facebook, fin da quando di privacy non si parlava.
Visto la pausa forzata da lavoro causa febbre (e possibile varicella non ancora confutata), ho deciso di mettere mano al mio account di Facebook e così mi sono avventurato nei meandri del menu Account –> Impostazioni sulla Privacy.
Paura allo stato puro. Non mi sarei mai immaginato di trovare talmente tante applicazioni autorizzate alla lettura dei miei dati. Giochini stupidi, test scherzosi, gare di punteggi di intelligenza con i tuoi amici… erano tutti lì. Cose vecchie di anni, eppure erano in bella fila per un totale di 174 applicazioni. Mai mi sarei immaginato di averne tante.
Ora, non so quanto il mio quoziente intellettivo, se il mio animale totem è un lupo, se in 9 settimane e mezzo il mio personaggio era lo sgabello o se nel Signore degli Anelli sarei un Hobbit, fatto sta che tutto il mio profilo è sicuramente ben memorizzato da qualche parte e anche se ho negato tutte le autorizzazioni, questi dati esistono, anche se non si aggiorneranno più (almeno credo… al massimo cambio identità).
La cosa più divertente, si fa per dire, è che ho impiegato circa 2 ore per revocare e ottimizzare le impostazioni di Privacy. Un tempo memorabile, considerando la semplicità che dovrebbe accompagnare il diritto di riservatezza, soprattutto per chi non si intende così approfonditamente di informatica.
E quindi ci ritroviamo al solito discorso… sovra-informazione, canali di dati incontrollati e incontrollabili, una esposizione mediatica che progredisce, che per tanti versi è un bene prezioso, ma che ogni persona dovrebbe sapere come gestire.
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grazie per la citazione dell’articolo
@ catepol:
Prego
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